
Una delle cose migliori che possono capitare ad un videogiocatore, è constatare che un videogame, inizialmente ritenuto noioso o privo di mordente, si riveli essere una gradita sorpresa, mostrando pregi prima nascosti.
E' il caso di Drakensang: The Dark Eye, gdr distribuito in Italia a prezzo budget dalla FX.Mi ci è voluto un pò di tempo per cominciare a giocarci seriamente...l'inizio, infatti, non era dei più entusiasmanti.Il tutorial si svolgeva in un classico ambiente campagnolo (Avestrue), con un personaggio di livello 1 la cui forza può essere considerata inferiore a quella di un vecchio novantenne con l'artrosi.Se vi si aggiunge, inoltre, che il sistema di crescita del personaggio (derivante dal ruleset del gdr da tavolo tedesco "Uno sguardo nel buio") lasciava spiazzati, vista la quantità spropositata di parametri aumentabili , allora è facile capire il perchè il tutto possa stancare.Eppure, facendomi coraggio e andando avanti molto gradualmente, ho scoperto come questo gioco celasse una sostanza ben più ricca...una volta padroneggiato il sistema di crescita del personaggio e imboccata la strada giusta, Drakensang è stato in grado di offrirmi molte soddisfazioni, presentando delle battaglie belle toste e una trama tutto sommato godibile, seppur stereotipata.Il mondo presentato era molto fiabesco, con un largo uso dell'effetto Bloom (luce soffusa che permea l'immagine mostrata), e anche questo mi è piaciuto (mica ci deve sempre essere oscurità e violenza!).L'unico vero difetto del gioco era la presenza di lunghe sezioni hack'n slash (sezioni dove non si faceva altro che uccidere orde di nemici), le quali risultavano un pò noiose..ma nulla che mi ha impedito di portare avanti la mia avventura, fino al fatidico scontro finale e seguenti titoli di coda.Era presente inoltre una forte linearità, che però non mi ha dato in alcun modo fastidio.Bello, molto bello, gioco non esente da difetti, ma con carisma e stile...assolutamente promosso!
Passiamo quindi al suo seguito, recentemente uscito (verso fine Giugno), Drakensang: The River of Time.Una volta installato e avviato, ho iniziato a notare i pregi: migliore grafica, personalizzazione del protagonista, doppiaggio più che buono e completo (a differenza del predecessore, dove solo le prime frasi dei dialoghi erano doppiate, qui il parlato comprende tutti i testi del gioco...un lavoro davvero titanico, non c'è che dire) sono quelli che mi sono saltati più all'occhio (e all'orecchio).Il sistema di crescita e livellamento è rimasto invariato, e mi sono sentito perfettamente a mio agio.Andando avanti, ho capito che la nuova parola d'ordine nel gioco è "Libertà": per porre rimedio alla linearità del predecessore, i Radon Labs hanno inserito un gran numero di bivi, lasciando a noi giocatori la libertà di scegliere come meglio affrontare la missione in corso.Le sezioni hack'n slash, inoltre, sono notevolmente diminuite.Tutto rosa e fiori quindi? Non proprio.ll principale difetto è la traduzione: non è stato raro vedere come un oggetto, o un personaggio, venisse chiamato in modi differenti nei vari dialoghi (un personaggio, per esempio, viene chiamato sia Cantuncino che Hakensang, generando quindi confusione)...segno di una revisione non ottimale, ma nulla di orrendo.La longevità poi è inferiore rispetto a quella del predecessore (probabilmente per la quantità di bivi inseriti)...anche in questo caso, nulla di serio, poichè completare le quest secondarie e potenziare tutti i pg (personaggi) mi ha portato via un bel pò di tempo (il mio contatore di ore di Xfire parla per me!)
In conclusione, così come ho apprezzato The Dark Eye, sono riuscito ad apprezzare The River of Time, gustando nuovamente quell'atmosfera da fiaba spensierata e quella difficotà che hanno caratterizzato il primo, insieme ad una voglia di proseguire che altri giochi non mi hanno regalato (l'osannato Dragon Age per esempio).
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